Cosa farai per Pasqua quest’anno? Affogherai i dispiaceri del lockdown mangiando coniglietti e uova di cioccolato a tutto spiano? Sebbene grazie alle deroghe ci sarà consentito di fare visita per qualche ora a parenti e amici, libertà e normalità sono ancora un lontano miraggio.

Ma nonostante tutte le difficoltà e la sofferenza, il genere umano ha dimostrato un’incredibile resilienza e un irrefrenabile voglia di vita. E allora quale migliore occasione della Pasqua per celebrare questo desiderio di rinascita?

Le radici storiche della Pasqua, infatti, si rifanno ai culti pagani presenti nelle antiche civiltà agricole che festeggiavano l’arrivo della primavera celebrando le dee della fertilità e della rinascita.

Fertilità e nascita sono due concetti che ci riportano immediatamente al mondo femminile. Ma attenzione, non dobbiamo pensare alle dee della primavera come a delle ninfette sdolcinate e tantomeno ci riferiamo a quelle dee che si sono accapigliate tra loro per aggiudicarsi la mela messa in palio da un mortale (sì, parlo proprio del giudizio di Paride).

Dee della Pasqua

Le dee associate alla Pasqua sono dee importanti, responsabili della fertilità dei terreni il che, in società prevalentemente agricole, era sicuramente il ruolo più alto che si potesse ottenere come dea.

Queste dee non venivano onorate e scelte per i riti propiziatori solo in base alla loro fecondità e maternità. Al contrario, come vedremo, una di loro era responsabile di tutto il mondo naturale e solo come secondo ruolo aveva quello di dea della fertilità e nondimeno, come terzo ruolo, ricopriva quello di dea della guerra.

Dunque, le dee della rinascita e della primavera non erano modelli femminili docili, al contrario erano tutte dee potenti, con grandi responsabilità e talvolta molto feroci.

Mentre sgranocchi il tuo coniglietto di cioccolato ti racconterò la storia delle origini della Pasqua nelle civiltà pre-cristiane e i suoi bizzarri legami con il femminismo.

La Pasqua e le dee

Simboli della Pasqua

Molto prima della cristianità e della tradizione che vede Gesù risorgere dai morti, c’erano le cerimonie della fertilità che nelle civiltà pagane segnavano l’inizio della primavera. Sia nella tradizione greco-romana che in quella germanica, ma anche nella trazione sumera, queste celebrazioni vedevano protagoniste alcune meravigliose dee della fertilità.

In effetti sono molti i simboli presenti ancora oggi nella nostra tradizione che avvallano l’idea che la Pasqua possa essere stata un festival della rinascita e del rinnovo: uova, pulcini, coniglietti e agnellini sono tutti segni della primavera agricola.

La Pasqua e le dee Greco-Romane

Alcuni studiosi pensano che la Pasqua moderna possa derivare dall’antico culto greco-romano della dea Cibele.

Cibele era un’antica divinità originaria dell’Anatolia, dove era venerata già nel II millennio AC. Nota come Grande Madre, era considerata la madre degli Dei ed era la divinità della terra, la protettrice dei campi e dell’agricoltura.

Nel VI-V secolo AC il suo culto si diffuse anche in Grecia dove fu identificata con Rea, la madre delle divinità dell’Olimpo. Divenne in seguito anche la dea della guerra.

Secondo una profezia, infatti, sarebbe stato possibile sconfiggere un nemico che avesse portato la guerra sul suolo italico solo se la statua della Grande Madre fosse stata portata a Roma.Cibele dea della fertilità

Per questo i Romani, nel 204 AC, trasportarono via mare la statua della dea fino a Roma, dove fu posta all’interno del tempio della Vittoria, sul Palatino. Livio racconta che il raccolto di quell’anno fu straordinario e nel 202 AC la statua garantì la vittoria di Scipione su Annibale, ponendo fine alla guerra.

La dea Cibele fu venerata durante tutto il corso dell’Impero Romano e veniva spesso raffigurata su un carro trainato da leoni o su un trono con leoni ai suoi piedi.

Ogni anno, durante il mese di Aprile, l’intera Roma celebrava la dea Cibele con un festival chiamato Megalensia che durava una settimana intera.

La Pasqua e le dee Germaniche

Eostre è una divinità germanica collegata a vari aspetti del rinnovarsi della vita, quali la primavera e la fertilità. Si noti l’affinità del nome di questa dea con la parola Easter, che significa Pasqua in inglese.

Il collegamento tra questa dea e la Pasqua è però incerto, infatti l’unico scritto che parla di antiche celebrazioni in onore di Eostre è il De Temporum Ratione di Beda il Venerabile, monaco cristiano e storico anglosassone.

Tuttavia esiste ancora oggi un culto in onore di Eostre, si tratta del  festival di Ostara, uno degli otto sabbat pagani che si celebra il giorno dell’equinozio di primavera. Questa festa è condivisa da quasi tutte le religioni pagane moderne e celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita.Festival della Primavera

La presenza di Eostre si riscontra anche in altri popoli nordici. I popoli anglosassoni, infatti, chiamavano il mese lunare corrispondente al nostro aprile, Eostre-monath e in quel periodo celebravano feste in onore della primavera.

La Pasqua e le divinità Sumere

Quando si parla di dee della fertilità non si può fare a meno di nominare anche la dea Ishtar o Inanna, la più importante divinità femminile Mesopotamica. Ishtar era anche dea della guerra, della giustizia, dell’agricoltura e regolava i cicli della natura.

Sebbene un collegamento tra la dea Ishtar e la Pasqua sia stata smentito più volte, non possiamo fare a meno di notare nuovamente un’affinità tra il suo nome (Ishtar) e la parola Easter (Pasqua in inglese).

Una delle teorie proposte dagli storici è che la Pasqua sia stata influenzata da un’antica storia religiosa Sumerica che narrava la morte e resurrezione in tre giorni di Ishtar.

Secondo questa storia, la dea della fertilità inseguì suo marito negli inferi lasciando la terra a congelare ed appassire. Solo quando entrambi fecero finalmente ritorno sani e salvi sulla terra, questa rifiorì e la fertilità venne ripristinata.Persefone e la Pasqua

Quasi impossibile non notare un parallelo con l’antico mito greco di Persefone. Nelle civiltà sumere il ritorno di Ishtar agli inferi ogni sei mesi veniva considerato la causa del cambio di stagione.

Anche nella tradizione Cristiana osserviamo una dinamica simile di morte e rinascita: Gesù muore e poi risorge per la salvezza degli uomini.

Conclusione

Infine, non sappiamo esattamente come i miti pagani possano aver alimentato le tradizioni della Pasqua, ma sono molteplici le fonti che ci lasciano pensare che l’uovo, simbolo per eccellenza di questa festa, sia stato l’emblema della fertilità della terra in molteplici civiltà, come riportato dalla rivista Scientific American.

È davvero sorprendente e affascinante pensare che l’interpretazione moderna della Pasqua possa effettivamente essere legata alla venerazione di dee femminili come Cibele, Eostre e Ishtar. Tutte dee molto potenti ed essenziali per lo svolgimento e il rinnovarsi della vita nelle rispettive tradizioni.

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