Lavorare e vivere all’estero: molti ci pensano, pochi lo fanno per davvero. Oggi conosceremo una giovane donna italiana che ha speso gli ultimi dieci anni della sua vita in Cina.

Sarà molto interessante scoprire cosa l’ha motivata a trasferirsi dall’altra parte del mondo, sapere quali sono le abitudini e le usanze che ha incontrato ed affrontato in un paese così diverso dal nostro sotto molteplici punti di vista: culturale, politico, linguistico, etc.

Vedremo anche com’è stata affrontata l’emergenza Covid19 in Cina, quali politiche sono state adottate dal governo Cinese e che cosa queste hanno comportato per i suoi cittadini.

Dunque passo a presentarvi Giulia Bregagnollo, Project Manager & Senior Human Resources Recruiter presso la società di IT iSoftStone.

Quando e perché hai deciso di trasferirti in Cina?

Ciao Alessandra, innanzitutto grazie per avermi contattato e per essere vostra ospite sul vostro nuovo canale Business4Women. Vi faccio il mio più grande in bocca al lupo e spero che questa community possa crescere sempre di più.

Tianzifang Shanghai

Tianzifang Shanghai

Il mio percorso in Cina inizia nel 2011 con dei semplici corsi di cinese all’Istituto Confucio dell’Università Cattolica di Milano dove stavo frequentando il corso di Giurisprudenza.

L’estate di quello stesso anno sono andata a Pechino per un corso intensivo di cinese della durata di due mesi. E cosa dire? Mi sono innamorata a prima vista di quel paese. Sapevo già che sarei voluta tornare per fare un’esperienza più lunga e più completa. Mi informai sui corsi di Master e scelsi quello in Business Chinese affiancandolo a lezioni di cinese perché il corso era tutto in cinese e le mie conoscenze della lingua all’epoca erano basilari.

Era l’agosto 2012 quando iniziava ufficialmente la mia avventura cinese e non sapevo ancora che mi avrebbe cambiato sia la vita, sia il modo di affrontarla.

Di che cosa ti occupi oggi e come si svolge la tua attività lavorativa?

Subito dopo il master ho trovato lavoro in una società cinese di IT, inizialmente come Assistant of Project Manager e poi, dopo un training di un paio di anni, mi hanno confermata ed assunta con working visa come Project Manager dal 2016.

Mentre lavoravo come Assistant of PM, davo una mano anche nel dipartimento HR/Global recruitment. Mi ha sempre molto affascinato questo ambito tanto che l’anno scorso per via di cambiamenti interni aziendali, mi hanno trasferita definitivamente al team internazionale HR.

Mi occupo di progetti in cui si richiede del personale altamente qualificato per multinazionali nel settore IT. Tengo a sottolineare che lavoro in smart working dal 2016.

Pudong, Shanghai

Pudong, Shanghai

Il concetto di smart working è diffuso qui da un decennio almeno, quindi per diversi anni ho fatto fatica a spiegare ad amici e conoscenti cosa facessi, con il risultato che la maggior parte di loro non capiva affatto di cosa mi occupassi, anzi banalmente mi si rispondeva “ah si, tu non lavori perché sei a casa”.

Quando l’anno scorso finalmente anche in Italia si è introdotto questo nuovo approccio al lavoro, sono rimasta contenta e sollevata. Terrei a precisare che ovviamente ci sono professioni che non potranno mai essere svolte da remoto, ma per chi lavora nelle HR è estremamente facile se il team con cui si lavora è allineato e le comunicazioni/meeting sono programmati e puntuali.

Al momento mi trovo a lavorare con tre fusi orari, quello cinese, quello europeo e quello americano e devo dire che ho trovato il perfetto equilibrio tra il lavoro e la vita privata senza sacrificare niente.

Com’è cambiata la tua vita con l’arrivo della pandemia?

Quando è scoppiato il caso Wuhan, che poi sarebbe diventato la pandemia globale, era il periodo del capodanno cinese e io mi trovavo in vacanza in India. Al tempo la situazione era abbastanza confusa perché non si conosceva ancora il virus Covid19.

Le notizie che arrivavano dalla Cina erano abbastanza contrastanti e dopo un’attenta riflessione e i consigli della mia famiglia, sono tornata in Italia a febbraio 2020. In quel momento non sapevo che ci sarei rimasta per i dieci mesi successivi, ma soprattutto non sapevo che da lì a poco la Cina avrebbe chiuso i confini a tutti gli stranieri fino a luglio 2020.

Dal punto di vista lavorativo per me non è cambiato nulla perché lavorando in smart working da anni, avevo avvisato la mia società cinese che ero in Italia e sarei rimasta finché la situazione non sarebbe tornata alla normalità.

Tempio della Pagoda, Suzhou

Tempio della Pagoda, Suzhou

Non ho avuto problemi, sono stata fortunata. Tuttavia volevo tornare in Cina alla mia vita e alle mie cose/abitudini, a quella che in un certo senso considero casa. Sono riuscita a tornare dopo diversi voli cancellati ad inizio novembre, poco prima che in Italia iniziasse il secondo lockdown.

Tornare in Cina è stata un’esperienza molto challenging perché in quel momento la Cina stava attuando ulteriori misure restrittive per l’ingresso nel paese e sapevo che avevo una piccola finestra temporale per rientrarvi.

Le ultime due settimane pre partenza sono state fonte di forti tensioni in quanto mi stavo giocando tutto con quella partenza. Non sapevo se mi avrebbero nuovamente cancellato il volo, non sapevo se i risultati del tampone sarebbero arrivati per tempo, c’erano tante incognite.

Poi, come già detto, la Cina all’ultimo minuto ha introdotto delle ulteriori verifiche pre partenza come ad esempio i risultati dei tamponi e dei test sierologici che potevano essere considerati validi solo entro 48 ore dal prelievo. Una volta ottenuti i risultati ovviamente negativi al Covid19, era necessario chiedere un’ulteriore approvazione dal consolato cinese di Milano.

Tutto questo solo per potermi imbarcare. Alla fine sono riuscita a rientrare a Shanghai e tornare alla vita di tutti i giorni dopo una quarantena di 14 giorni in una stanza d’hotel.

Come viene gestita l’emergenza Covid19 in Cina? Noti delle differenze rispetto all’Italia?

Mi hai fatto una domanda molto gettonata perché ci sono differenze sostanziali tra l’approccio al virus della Cina e quello dell’Italia. Io vivo a Shanghai ma sono a Pechino attualmente per questioni lavorative.

In entrambe le città, la situazione è tornata alla normalità, se di normalità si può parlare. Il Covid19 ha colpito anche la Cina nonostante si stia riprendendo molto bene.

Ero in Italia durante il primissimo lockdown del marzo dell’anno scorso ed era una cosa nuova per tutti. Eravamo tutti nella stessa barca e non si sapeva ancora molto. Come tutti ho passato la Pasqua a casa ma per la prima volta dopo 8 anni ero finalmente con i miei genitori che ringrazio infinitamente per l’amore e il supporto che mi danno e mi hanno dato durante quel periodo di incertezza.

La Città Proibita, Pechino

La Città Proibita, Pechino

Alla luce di quanto vissuto, mi sento di sintetizzare che l’approccio al virus in Cina è diverso da quello in Italia per un semplice motivo: in Cina dopo i primi mesi di notizie non confermate sui numeri e polemiche varie, quando hanno capito la gravità della situazione, hanno fatto del Covid19 il nemico da combattere come collettività e tutti hanno osservano e tutt’ora osservano alla lettera le indicazioni e le direttive del Governo cinese.

Direttive che sono molto chiare e non lasciano spazio alla libera interpretazione da parte del cittadino rispetto a  cosa si può o non si può fare.

In Italia non abbiamo avuto questo approccio: il nemico è il vicino che magari esce senza mascherina, che s’incontra con N persone che a loro volta hanno incontrato altre N persone. E poi si punta il dito contro il governo per le chiusure, chiusure che sono contrastanti tra di loro.

Perché le palestre e i ristoranti rimangono chiusi la sera mentre i negozi o i bar restano aperti fino alle 18? Ci sono tante incoerenze. Per non parlare dei controlli: faccio un esempio molto semplice che ho vissuto in prima persona.

Milano, 4 novembre 2020. Quel giorno ho salutato la mia famiglia per partire per Roma in treno perché il giorno successivo avevo il volo per Shanghai via Helsinki.

Nessun controllo in Stazione Centrale, nessuna domanda su dove stessi andando e nessun test veloce. Avevo due belle valigie grandi, quindi si vedeva che stavo partendo per un viaggio. Potevo essere una turista straniera, potevo essere chiunque.

Arrivo a Roma e ancora nessun controllo in stazione. Neanche lo scan fever, niente. Stessa cosa in hotel, nessun controllo, nessuna richiesta di test rapido o di altri documenti che attestassero che fossi negativa.

Shanghai, 14 marzo 2021: il giorno in cui sono partita per Pechino. Le direttive erano chiare: chiunque fosse entrato a Pechino entro il 15 marzo, avrebbe dovuto fare un test per il Covid19 entro i 7 giorni precedenti la partenza.

Ho fatto il test alla clinica privata di Shanghai, il risultato negativo è arrivato il giorno seguente all’ora indicata. Così la domenica mi sono recata in stazione e solo dopo due termo-scanner, controllo bagagli e passaporto, controllo del documento del test negativo, ho potuto finalmente prendere il treno e partire alla volta di Pechino.

Durante il viaggio in treno, i controllori sono passati a misurare la temperatura e mi hanno chiesto nuovamente il documento del test. Infine, all’arrivo alla stazione sud di Pechino, prima di farmi effettivamente “entrare in città” mi hanno chiesto ancora una volta il test negativo al Covid19.

Eccesso di zelo? No, la chiamo efficienza ed attenzione alla salute e al benessere della comunità. Questo esempio parla da solo. Spesso mi è capitato di sentire persone che in Cina non sono mai state, criticare l’operato ed i provvedimenti presi dal governo cinese. Ma a mio avviso le ideologie politiche, davanti ad un emergenza sanitaria mondiale, dovrebbero farsi da parte per il bene dei cittadini di tutto il mondo.

Ringraziamenti e altre fonti

Ringrazio vivamente Giulia per aver condiviso con noi la sua eccezionale esperienza e le sue riflessioni. È sempre molto interessante scoprire un punto di vista diverso ed autentico al di là di quello che viene riportato dai mass media. Per i più curiosi, sul canale IGTV di Business4Women è possibile trovare la video intervista completa.

 

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