Oggi ho il piacere di presentarvi Sara Benedan, una giovane donna che vive e lavora all’estero da svariati anni. Dopo essere stata in Cina e in Marocco, ha deciso di stabilirsi in Francia e di lavorare in Germania.

Sara ci racconterà delle sfide e delle opportunità che ha incontrato nei diversi paesi in cui ha vissuto. Ci racconterà inoltre com’è stata affrontata l’emergenza Covid19 in Francia e in Germania e di come le misure prese dai due governi hanno impattato sulla sua vita lavorativa e personale.

Lascio dunque la parola a Sara e al racconto dei suoi viaggi e delle sue esperienze di vita.

Quando hai lasciato l’Italia e in quali paesi hai vissuto?

Ho lasciato l’Italia nel 2013 partendo per la Cina per un’opportunità lavorativa. Ho vissuto vicino a Pechino e a Chengdu lavorando come insegnante in un istituto di lingue privato e all’università del Sichuan insegnando inglese francese e italiano.

Sara a La Cadiere, Chendu, China

Sara ad un evento presso La Cadiere,
quartiere di lusso a Chngdu, Cina.

Questa esperienza mi ha aperto altre porte lavorando come insegnante di lingue per grandi aziende e in hotel di lusso il che è stato il mio trampolino di lancio nel settore alberghiero.

Dopo due anni ho lasciato la Cina e sono partita a Marrakech dove ho lavorato come assistente di direzione in un hotel di lusso per poco più di un anno. Stanca del divario culturale e della distanza, sono tornata qualche mese in Italia il tempo di riprendere fiato e sono ripartita in seguito a Strasburgo dove vivo attualmente.

Questo mio percorso internazionale è stato preceduto dagli studi in lingue straniere dalle scuole elementari. Infatti, prima di fare un salto così grande passando dall’Italia alla Cina, il mio percorso di formazione mi ha dato la possibilità di viaggiare tanto e di apprendere bene diverse lingue.

Sara durante una gita alla Palmeraie, il deserto delle palme

Sara durante una gita alla Palmeraie,
il deserto delle palme a Marrakech.

Per l’inglese ho vissuto a Dublino, Londra, New York e Manchester, per il francese a Digione, Parigi e Lione. Ho studiato il tedesco che però non è mai stata tra le mie lingue preferite, il cinese che ho imparato in Cina e lo spagnolo.

Il fatto di esser partita per andare così lontano è stata una grande prova di adattamento e avventura perché conoscevo poco la cultura e per niente la lingua cinese.

Avendo acquisito basi solide durante i miei studi ho avuto abbastanza fiducia per poter apprendere una nuova lingua sul posto. Oggi dopo circa 8 anni sento che l’avventura non è ancora finita e ho voglia di continuare ad arricchirmi con nuove esperienze.

Di che cosa ti occupi oggi e come si svolge la tua attività lavorativa?

Oggi mi trovo a Strasburgo, in Francia. Abito qui da 4 anni e mezzo e lavoro da 4 anni in una multinazionale francese con sede centrale in Germania a Kehl.

In un primo momento abitavo in un’altra città più piccola situata 80 km a sud da Strasburgo in cui ho lavorato in un hotel di lusso. In seguito, volendo vivere in una città più grande, mi sono spostata su Strasburgo trovando lavoro nell’azienda dove lavoro attualmente che si occupa di import export di prodotti derivati dal latte e gastronomia fine.

Ho deciso di cambiare settore perché il concetto di hotel di lusso nei paesi extra europei dove ho vissuto è molto diverso da quello che ho ritrovato in Francia e i ritmi e le condizioni di lavoro non mi convenivano. Avevo voglia di allargare i miei orizzonti lavorando per un’azienda internazionale seguendo dei ritmi di vita più standard e non adattarmi a shift tardi la sera o spezzati.

Sara presso il Parlamento Europeo di Strasburgo

Sara presso il Parlamento
Europeo di Strasburgo.

Abitando a Strasburgo e lavorando in Germania sono dunque frontaliera. Strasburgo trovandosi al confine con la Germania, è considerata come la capitale europea per il suo passato Franco-Germanico e per la presenza di diverse istituzioni europee.

Nell’azienda dove lavoro sono responsabile del servizio clienti post-vendita export Europa e extra-Europa quindi mi occupo di tutti i problemi legati alla qualità dei prodotti, alla logistica internazionale, marketing, acquisti, amministrazione vendite e la gestione delle nostre diverse filiali che si trovano in Francia a Rungis il secondo più grande mercato alimentare al mondo, a Tokio, a New York e a Toronto.

Inoltre, è di mia competenza gestire le allerte sanitarie in caso di presenza di batteri o corpi estranei nei prodotti e quindi il ritiro dalla vendita. È un lavoro molto ampio che prevede la conoscenza profonda del funzionamento circolare dell’azienda: per trovare una soluzione bisogna ripercorrere le tappe del sistema.

Nel 2019 ho aperto la mia azienda di traduzioni e interpretariato a Strasburgo che mi consente di continuare il mio lavoro di traduttrice e interprete al di là del mio lavoro in azienda, collaboro con esperti nel settore per redazione, revisioni testi e traduzioni in lingue europee ed extra europee. Ad oggi lavoro con l’italiano naturalmente, l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo e il cinese.

Sara presso il Parlamento Europeo di Strasburgo

Sara presso il Parlamento Europeo di Strasburgo.

Il mio percorso internazionale può essere definito come quello di una “cittadina del mondo” e ad oggi quello di “cittadina europea” il che mi ha portato uno sviluppo professionale e personale molto ricco e una visione molto più ampia rispetto alle diverse culture, i diversi sistemi sociali e stili di vita.

Il fatto di aver fatto degli studi in lingue straniere da quando ero piccola, aver studiato e vissuto all’estero sicuramente ha giocato un ruolo chiave nelle mie scelte e sono molto fiera di quello che ho creato fino a adesso.

Com’è cambiata la tua vita con l’arrivo della pandemia?

Dall’inizio del Covid la mia vita lavorativa non è cambiata granché. Il nostro settore essendo quello alimentare ha sofferto, ma molto meno rispetto ad altri.

Dico ha sofferto perché gli incassi sono un po’ più bassi all’export Europa e extra Europa soprattutto in alcuni paesi come la Spagna o gli USA però nell’insieme la nostra azienda è solida e non abbiamo subito tagli sugli stipendi o licenziamenti.

La direzione ha messo a disposizione lo smart-working ma non eravamo preparati a questa organizzazione quindi ci sono stati investimenti di materiale da metterci a disposizione ma anche gestione del tempo e delle regole da applicare con il lavoro da casa.

La capacità di adattamento della mia azienda è stata notevole perché non ha mai previsto posti di lavoro a distanza e ad oggi abbiamo possibilità di lavorare da casa fino a 5 giorni al mese.

Oltre a questo ci sono tutta una serie di misure pratiche che hanno cambiato la nostra vita in ufficio: mascherina chirurgica obbligatoria negli spazi comuni – regola imposta dalla Germania e possiamo portare una visiera sulla bocca se rimaniamo seduti alla nostra scrivania. Hanno installato stazioni con gel disinfettante ad ogni parete, non possiamo più utilizzare la ventilazione per poterci asciugare le mani nei bagni, ci sono scotch per terra per delimitare le distanze di sicurezza, hanno creato tabelle orarie per il passaggio in cucina e l’uso dei microonde.

Sara ed Alessandra a Strasburgo in occasione dei famosi mercatini di Natale

Sara ed Alessandra a Strasburgo in occasione dei famosi mercatini di Natale 2018.

Pertanto, siccome i confini tra paesi non sono chiusi, abbiamo la possibilità di lavorare in ufficio tenendo il contatto con i colleghi e in questo contesto alienante è un piacere condividere un po’ di rapporto umano.

Ultimamente la regola per i frontalieri Francia – Germania è che dobbiamo farci testare 2 volte a settimana o in azienda o al di fuori. La Merkel ha messo a disposizione diverse centinaia di migliaia di test per le aziende che vogliono testare i propri impiegati presso i propri uffici, ma noi abbiamo una partnership con una farmacia locale e 3 volte a settimana vengono a farci il test.

Non è obbligatorio ma possiamo iscriverci come e quando vogliamo, è semplicemente comodo. Nell’ultimo anno di questo COVID sento particolarmente una tendenza alla digitalizzazione mantenendo sempre i capisaldi della prossimità con i nostri clienti e il buon vivere con i colleghi. Come sempre penso che sia una possibilità in più e una ricchezza per noi e per la nostra azienda.

Come viene gestita l’emergenza covid in Germania e in Francia? Noti differenze rispetto all’Italia?

L’emergenza COVID viene gestita un po’ come l’Italia, secondo il numero di casi. Molte percentuali molte statistiche, ma poco buon senso.

Per la Francia è stato dichiarato lo “stato di emergenza” il che permette allo stato di poter applicare di maniera del tutto eccezionale misure restrittive alle libertà del popolo e di varare leggi dall’oggi al domani.

La Germania invece è in stress perché vede che i contagi non si abbassano quindi vuole mettere un coprifuoco e tenere gli esercizi commerciali chiusi ancora per un po’ e anche se gli ospedali non sono mai stati saturi adottano la strategia del meglio prevenire che curare.

Insomma, in tutte queste restrizioni non vedo un’unità europea. Ognuno fa quello che vuole e allo stesso tempo si copiano l’uno con l’altro. Queste misure applicate dai vari paesi danno origine a sentimenti di discriminazione e ineguaglianza, in cui paradossalmente sono intaccati gli stessi principi della repubblica francese “liberté” “egalité” “fraternité”.

La Cattedrale di Strasburgo durante il lockdown

La Cattedrale di Strasburgo durante il lockdown.

Mi chiedo in quale misura lo stato di urgenza possa dare adito a questi comportamenti anticostituzionali perché ora non vedo nessun principio di libertà né di uguaglianza e ne di fraternità che sono rispettati.

In tutto ciò i tedeschi pensano “è giusto che i francesi si facciano testare perché vengono a lavorare e fare la spesa da noi”. La gente fa riflessioni del tipo “i francesi o i tedeschi devono stare a casa loro perché ci portano il virus.”

Anche l’Italia che ha voluto limitare gli spostamenti da e verso l’estero ha adottato questo ragionamento. Hanno chiuso le scuole in Francia quindi le persone con figli hanno la priorità nello smart working, e io che non ne ho devo per forza andare in ufficio la maggior parte del tempo avendo a disposizione  solo 5 giorni di telelavoro al mese. Ognuno fa come crede cercando di fare bene ma il senso di bene comune è completamente ignorato.

Non è che perché sei italiano francese o tedesco porti il virus. Il problema è globale, è un problema di tutta l’Europa non solo del proprio giardino. Non voglio essere negativa, nel primo lockdown ci sono stati degli spostamenti dei pazienti dalla Francia alla Germania e questo è stato un esempio di cooperazione ma una rondine non fa primavera.

A mio avviso è necessario avere una visione più globale ed essere più tolleranti e umani: il virus è in Europa e insieme dobbiamo limitare i contagi mantenendo i principi che fanno la nostra forza.

Ringraziamenti e altre fonti

Ringrazio vivamente Sara per aver condiviso con noi le sue esperienze di vita e lavorative nei diversi paesi in cui ha vissuto. È sempre molto interessante scoprire un punto di vista diverso ed autentico al di là di quello che viene riportato dai mass media.

Per i più curiosi, sul canale IGTV di Business4Women è possibile trovare la video intervista completa. Se ti è piaciuto questo contenuto, ti potrà interessare anche l’intervista a Giulia Bregagnollo, che vive in Cina, e quella a Francesca Nesti, che vive a Dubai.

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